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Quel treno per Andora

Vernazza Autogrù è stata incaricata della rimozione dell’Intercity deragliato il 17 gennaio scorso ad Andora, in Liguria. Lo specialista in sollevamenti è stato scelto dalla committente RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sulla base della soluzione tecnica ritenuta migliore, anche in relazione alla rapidità d’esecuzione, assicurata peraltro dall’utilizzo di diverse autogrù Terex.

Qualche mese fa in ogni telegiornale si sono potute vedere in azione le autogrù Terex che il 24 febbraio scorso hanno riportato sui binari l’automotrice e il vagone dell’Intercity 660 deragliato il 17 gennaio a causa di una frana avvenuta in prossimità della scogliera di Capo Mimosa, sulla costa sud-occidentale del Ponente ligure, liberando così il tratto ferroviario Genova-Ventimiglia.

Si è trattato di un intervento spettacolare. E “spettacolare” è stata la capacità operativa dello specialista in sollevamenti Vernazza Autogrù, azienda di Genova che ha impiegato nelle complesse operazioni diverse autogrù Terex. Un’operazione scenografica ma, come si può immaginare, di grande complessità. E con tempistiche ristrette: bisognava fare in fretta, infatti, per scongiurare il rischio di ulteriori frane e per mettere in sicurezza la scogliera e la linea ferroviaria.

 

I dettagli dell’operazione

Il primo sopralluogo con i tecnici RFI è avvenuto il 23 gennaio, quando il magistrato ha dato il permesso di accedere all’area”, racconta Diego Vernazza, uno dei titolari dell’azienda genovese. “Da quel momento, le Ferrovie ci hanno chiesto delle ipotesi d’intervento percorribili per recuperare il convoglio, salvando il treno nella sua integrità strutturale. Il nostro ufficio tecnico si è messo al lavoro per concepire un ventaglio di soluzioni che tenessero conto della fattibilità dell’intervento abbinata a costi sostenibili per un’operazione del genere”. La scelta è ricaduta su un’ipotesi operativa che ha richiesto interventi preliminari minimi a ridosso della scogliera e sulla linea ferroviaria, limitando l’impatto ambientale della preparazione allo stretto necessario. “Sicurezza e tempi certi: queste erano le priorità condivise con i responsabili di RFI. Tuttavia era chiaro che l’urgenza non poteva non tenere conto di alcune variabili fondamentali, a partire dall’incognita delle condizioni meteo e della loro influenza sulle correnti marine”.

E veniamo alla soluzione studiata da Vernazza Autogrù: “L’idea era costituire una ‘Cranes Barge’, una sorta di chiatta autoaffondante in grado di trasportare le autogrù a ridosso della scogliera; un modulo da allestire seguendo precise prerogative di sicurezza e solidità, completate dai compartimenti di compensazione necessari per ottenere un bilanciamento costante durante la navigazione e al momento dell’approdo. Il bacino allestito era lungo 90 m e largo 27 m, con portate complessive di 11.700 t (la chiatta aveva una capacità di 9.700 t, mentre il suo peso proprio era di 2.000 t)”, spiega Vernazza. “Abbiamo dovuto rinforzare la struttura primaria del bacino galleggiante perché in origine il modulo messo a disposizione dalle officine navali Mariotti non aveva una portata sufficiente per reggere il peso dei mezzi; una volta adeguata la capacità della chiatta abbiamo fissato sul piano della Cranes Barge la struttura delle autogrù deputate al sollevamento principale, in modo da costituire un corpo unico con il bacino galleggiante. Abbiamo ottenuto così la certificazione ufficiale RINA indispensabile per la fase della navigazione e per le successive applicazioni di sollevamento”.

A questo punto Vernazza Autogrù ha iniziato le operazioni di ormeggio e d’attracco della Cranes Barge presso la scogliera di Capo Mimosa: “Mentre allestivamo la chiatta nell’area del porto di Genova adibita alle operazioni di montaggio, ad Andora avevamo già inviato una prima squadra operativa con il compito di mettere in sicurezza il locomotore e il vagone, creando i punti di ormeggio necessari al sollevamento di un convoglio che sommava il peso di migliaia di tonnellate. Uno staff di sommozzatori, intanto, aveva controllato i fondali entro l’area di 5.000 m2 dove sarebbe approdato il bacino galleggiante, per identificare i punti critici con l’ausilio di uno scandaglio ad alta tecnologia”, spiega Vernazza.

Con il supporto di una squadra di sommozzatori e di due rimorchiatori la chiatta è riuscita a ormeggiarsi quasi a ridosso della scogliera. “A questo punto abbiamo dato inizio alle operazioni”, prosegue Vernazza. “Per assicurare la stabilità del locomotore abbiamo trasferito l’autogrù AC 100/4 L dalla chiatta alle sede ferroviaria, in modo che si potessero iniziare le fasi di stabilizzazione del treno creando un punto fermo per il ‘dialogo dinamico’ del locomotore con le due gru maggiori sulla piattaforma, coordinando con la massima precisione il momento cruciale del sollevamento”.

Dopo l’imbracatura del locomotore, con un sollevamento combinato le autogrù hanno cominciato a movimentare il convoglio. “Il rischio era che il locomotore potesse staccarsi dal resto delle carrozze”, rimarca Vernazza. “In realtà, il locomotore e il primo vagone ormai erano un tutt’uno: nel deragliamento, infatti, i respingenti erano penetrati fin dentro la carrozza e le lamiere risultavano come fuse in un gruppo inestricabile. Dopo alcuni tentativi con l’ausilio di una lancia termica, abbiamo utilizzato alcuni cuscini ad aria con una spinta di 35 t per districare il locomotore dal vagone”.

Le ruote del locomotore, quindi, sono state sollevate guadagnando la sede di scorrimento e inserendosi perfettamente nel solco dei binari. Circa 90 t di acciaio si sono così riadagiate sulla ferrovia, pronte per l’accompagnamento conclusivo verso la stazione di deposito. Le motrici di soccorso sono state agganciate alla massa dell’Intercity. Poi, il fischio prolungato della partenza, che è risuonato come il peana maestoso di una grande vittoria.

 

Le macchine protagoniste

I “pesi massimi” al centro dell’impresa avevano la livrea dei modelli AC 800 (l’assoluta protagonista dell’intervento, una macchina da 800 t configurata nell’occasione con Superlift, braccio base e 180 t di contrappeso), AC 100/4 L e AC 140 (rispettivamente da 100 e 140 t, configurate con braccio base e tutte le zavorre di contrappeso), oltre a quella di un’autogrù “tutto terreno” A 250 (25 t), adibite alle operazioni di supporto, insieme ad altri mezzi accessori e ad attrezzature di vario genere. “Nel parco mezzi di Vernazza Autogrù – spiega Diego Vernazza – sono presenti diverse unità Terex. In particolare cito i modelli AC 800, AC 250, AC 160/2, AC 140, AC 100, AC 100 4L, AC 70 City, Challenger 3180, Challenger 3160, AC 50 e AC 40 City. Le versioni utilizzate per l’intervento di Andora sono state scelte per l’elevata potenza di sollevamento che sono in grado di offrire in ogni circostanza. In particolare, soprattutto nel caso dell’autogrù AC 100 4L, è risultato poi evidente il vantaggio di poter contare su un peso limitato del mezzo abbinato a una ridotta stabilizzazione. È innegabile che le proprietà intrinseche di queste autogrù hanno contribuito al successo di questo spettacolare intervento!”.

 

A proposito di Vernazza Autogrù

Presente sul mercato dal 1946, Vernazza Autogrù è una delle principali aziende italiane specializzate nel campo del sollevamento, dei lavori aerei a mezzo piattaforme e nei trasporti, anche eccezionali. Con sedi operative in Liguria, Toscana e Piemonte, Vernazza Autogrù vanta una flotta di oltre 150 mezzi, costituita da autogrù, piattaforme aeree, semoventi, autocarri, rimorchi e altri veicoli speciali. L'azienda è in grado di esprimere al meglio la modernità tecnologica dei propri mezzi grazie alla consolidata esperienza e all’elevata specializzazione delle risorse umane formate al suo interno, in grado di risolvere e soddisfare la propria clientela nelle più svariate esigenze e richieste. Il team, infatti, esperto e altamente qualificato, gestisce in tutta Italia uno dei più moderni parchi macchine, per fornire ai clienti le soluzioni richieste in una vasta gamma di applicazioni di sollevamento. Vernazza Autogrù è certificata ISO 9001, ISO 14001 e BS OHSAS 18001. Per maggiori informazioni si può visitare il sito www.vernazzautogru.it

 

 

Profilo di Terex

Terex Corporation è un costruttore mondiale diversificato di una vasta gamma di macchinari, con i quali fornisce soluzioni affidabili, incentrate sul cliente, per numerose applicazioni in svariati settori: costruzioni, infrastrutture, attività di estrazione in cave e attività minerarie, spedizioni, trasporti, raffinazione, energia, aziende di servizi pubblici e industria manifatturiera. I risultati finanziari annunciati da Terex sono riconducibili a cinque segmenti di business: Aerial Work Platforms (Piattaforme aeree); Construction (Costruzioni); Cranes (Gru); Material Handling & Port Solutions (Movimentazione dei materiali e attrezzature portuali); e Materials Processing (Lavorazione dei materiali). Terex mette a disposizione una gamma di prodotti e servizi finanziari per facilitare l'acquisizione di macchinari tramite l’organizzazione Terex Financial Services (Servizi finanziari Terex). Per maggiori informazioni, visitate il sito www.terex.com

 

Didascalie immagini:

1 + 1a = Due fasi dell’intervento, durante il quale il locomotore dell’Intercity 660 è stato ricollocato sui binari prima del suo trasferimento presso il deposito delle Ferrovie

2 = Le autogrù protagoniste dell’intervento qualche istante prima della fase cruciale del sollevamento

3 = Un momento del trasferimento sulla terraferma dell’autogrù Terex da 100 t

 

About the company

Company name: Vernazza Autogrù

Job contact name/title: Diego Vernazza, Owner

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